Saturday, June 13, 2009

“SUMI-E“ - PITTURA giapponese a inchiostro

Una mostra di pittura giapponese dello "Studio Toba Chiba" presso l’Istituto Giapponese di Cultura di Roma.
Dal 20 maggio al 26 giugno 2009.
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di Ettore Mosciàno





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Fragilità della bellezza portata in natura dalle piante e dai fiori. Sospensione e movimento nell’aria, assenza di prospettiva, percezione dell’attimo fuggente, estrema personalizzazione del sentire la natura interiormente.

Gesti e segni di pittura meditati e di concentrazione con cui l’artista cerca di trovare in sé una educazione pittorica ed esistenziale di scuola Zen.

Da tali premesse, percezioni e filosofie, emergono le rappresentazioni grafiche di una scuola di allievi dello Studio Toba Chiba in Roma, ora presentate presso l’Istituto di Cultura Giapponese.

La pittura in Giappone, nata in stretta connessione con la scrittura, è stata, ed è ancora per molti artisti, come una calligrafia dell’anima, sia per la finezza tecnica sia per la virtuosità d’esecuzione. Importanza estetica i cui valori si distaccano da quelli che noi occidentali siamo soliti attribuire all’arte pittorica. Fiori, animali, piante, particolari di questi, più che altro in questa mostra; non prospettive, ombre, paesaggi e persone. Un rispecchiarsi degli artisti, nel loro stato d’animo, in qualche forma della natura, con semplicità e grazia. Un ideale che mira a creare una suggestione nello spettatore.






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Ikuyo Toba Chiba insegnante di “Sumi-e” a Roma



Notevole maestria e virtuosità tecnica, delicatezza e sviluppo controllatissimo dei segni, misurati tocchi di colore, sfumature ad acqua in grigio-nero troviamo in ”Erba selvatica”, in ”Acanthus”, “Rodhea Japonica” e “Uva selvatica”, “Scirpus”, “Orchidea selvatica”. Nei “Pini di Roma” gli alti tronchi, con i rami di cima inclinati al soffio del vento, richiamano l’alto valore simbolico dato dalla pittura “sumi” alle forze della natura. I dipinti appena citati sono della pittrice giapponese Ikuyo Toba Chiba,

che è la promulgatrice e maestra a Roma di questa raffinata arte.
Nella mostra sono esposti anche alcuni pannelli scorrevoli tipici delle abitazioni giapponesi. In una serie di essi la pittrice
Ikuyo Toba Chiba
ha riportato tratti di paesaggi con sezioni di cieli ed orizzonti irregolari posti qua e là sui quattro pannelli. Cieli in argento contornati in oro e rami neri di pruni fittissimi di piccoli fiori bianchi, distribuiti in basso e in alto sulle quattro mobili pareti ornamentali; l’assieme è raffigurato con l’intenzione di rompere il troppo regolare assetto rettangolare delle cornici dei pannelli e dare movimento estatico ed estetico. Un risultato di lievità e finezza stilistica e figurativa.

Nel lontano 1975, è stata la studiosa Ikuyo Toba Chiba
ad aprire nella capitale italiana una scuola di pittura a inchiostro su carta (“sumi-e”).

La “Scuola-Studio Toba Chiba
” di Roma ha avuto numerosi allievi nel corso dei trenta anni di attività, costituendo un importantissimo legame culturale tra Italia e Giappone. In molti hanno appreso in questo spazio l’arte spirituale e la cultura di rappresentare con “apparente” semplicità e naturalezza la propria interiorità, rispetto a ciò che ci viene presentato dalla Natura, dai suoi cicli stagionali floreali, dagli animali, dai momenti di vita e di morte della vegetazione.
Ci sovviene, allora, un richiamo culturale anche alla delicatezza della poesia “haiku” (quella composta di soli tre versi, 5-7-5) e alle composizioni floreali delle ”ikebana”. Pittura, poesia e composizione floreale, costituiscono un legame tra loro di spiritualità zen, in cui anche molti occidentali , filosofi, letterati, pittori, musicisti, architetti, da tempo hanno trovato soluzioni per le loro espressioni artistiche e professionali, o anche lo stato e lo spazio per una loro filosofia esistenziale.

Abbandonato l’uso esclusivo dell’inchiostro color nero, mirante più che altro alla bellezza della linea, come nella calligrafia, la pittura “sumi” ha cominciato gradatamente ad usare la diluizione con acqua per ottenere tonalità di grigio; e poi, ancora, ha inglobato l’uso dei colori; uso iniziato nella Cina del Sud ed arrivato in Giappone nell’XI secolo.

Tonalità chiare in lontananza, tonalità scure in primo piano, limpidezza senza accumulo degli elementi, equilibrio ed “umidità” per un dipinto ricco e pieno e non arido e secco, spontaneità del gesto senza ritocchi sul già fatto, nobile bellezza, priva di qualsiasi violenza e selvaggia aggressività. Questi sono alcuni dei principi della pittura “sumi” che l’insegnante artista Ikuyo Toba Chiba sottolinea nel catalogo della mostra.

Diversi gli allievi della Scuola presenti.


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Francesca Benigni,
con i suoi 3 temi, “Autunno” “Uccellino” e “Canne”, mostra sensibilità professionale che raggiunge quella della sua insegnante, specialmente nelle vivaci e straordinarie, delicate sfumature di colori del ramo “Autunno” dall’ocra al rosso, con il mosso “sfarfallio” di fiori pendenti.

Sabine Benni, in “Manto autunnale”, per l’equilibrio dei segni distribuiti nello spazio, i segni ramificati in curve, le minuzie delle foglie. Padronanza della mano e tecnica, stato di grazia anche in “Le proprie radici” della stessa artista.

Valeria Boschetti per i tratti sovrapposti ed aerei, in grigio sfumato di canne e foglie in “Lo sguardo della natura” e “Canne al vento”: con le escrescenze floreali vibranti, le linee continue date con mano lieve che s’intersecano sottilissime, senza ritocchi, le foglie distribuite nello spazio sapientemente, in un grande equilibrio d’immagine.


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Ludovica Bracciali ha misura ed osservazione attenta nel ramo isolato di “Eleganza lilla”, nei colori rosa-viola dei pampini ben distribuiti sul ramo; in “Un cuore triste”, il ramo di campanule in grigio-nero, avvertiamo lo stato di leggera desolazione per la mancanza di vivacità e colore, come in qualche momento della nostra vita, e come suggeritoci dal titolo. Ne “Gli insetti scappano”, una pianta-arbusto con pannocchie scure e spinose, le puntiformi macchie rosse sui rami sottili, intorno, disegnano un ricamo che rimette tutto il dipinto in equilibrio.

Claudia Casu ha precisa e sicura tecnica di mano nel piccolo “gioiello” di una isolata “Campanella”, dono a noi spettatori di virtuosismo e sensibilità con le sue sfumature di colore, e per “Ederina”; entrambe le opere sono isole felici di estetica. Occhio fotografico e capacità visiva di inquadratura di campo, della stessa artista, in “Take”, dove il taglio di sezione visiva di un gruppo di canne, ad altezza di sguardo, produce aerea meraviglia per la resa realistica.

Massimo Gobbi ha bravura nel rappresentare animali, studiarne le posizioni, i comportamenti. Non è facile saper cogliere, come l’artista fa nei suoi dipinti, particolari significativi degli animali che rivelino di essi un carattere specifico nelle loro movenze. I “Quattro merli” diversamente orientati e posizionati sul suolo, ad inchiostro nero, hanno coda verticale, orizzontale e inclinata, testa mossa e zampe dritte o ripiegate, colti nei loro attimi fuggenti, abilità diversificate, semplicità specifica di quegli esseri viventi. Anche il suo “Sila”, il dipinto del cane in bianco-grigio accucciato, porta i segni di una maestria tecnica. Osservazioni acute e volontà di trasmettere a noi la vita animale, darci sensazioni particolari della loro vita per migliorare la nostra vita, la nostra riflessione, darci uno stato di grazia dell’osservazione.


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Ed ancora, Fabrizio M. Rossi che in una serie di opere denominate “Impronta I, II, III, ecc” mostra una tecnica di esecuzione con fine linguaggio estetico in grigio-nero, con cui egli sa ridarci “le impronte” di fiori, rami e foglie stagliate nello spazio d’aria, in quasi totale astrazione, ma con vibrazione di luci in chiaroscuro.

Tiziana Trusiani con “Pergolato di glicine” e “Bamboo antico” ripropone, con tecnica elevata e sicura, la grazia delle sfumature di colore del glicine e l’assieme della distribuzione floreale, la flessuosa e delicata inclinazione di un ramo di bamboo su sfondo ocra; ed anche molto più artisticamente immersa in giuochi di colore, con resa estetica di inebriazione, nel quadro grande delle “Peonie”, dove gli "accesi fiori" del titolo, in rosso e viola, emergono da un fondo in foglia oro.

Valerio Rivosecchi, interiorizza i particolari in “Erbe n°1”, “Gigaro” ed “Erbe n° 2”, con tecnica ed estetica controllatissime e minuziosità; egli ha volontà di indicarci vita e bellezza significative anche nelle erbe selvatiche o nelle foglie incurvate e pendenti della velenosa “Gigaro”.

Romilda Iovacchini ha dipinto “Crisantemo rosso”, “Autunno con melograni” ed un “Senza titolo”. China in bianco-grigio per un solitario uccello su un ramo, a testa girata, in linee essenziali, disposizione delicata, curata rappresentazione. Eppoi, i suoi colorati crisantemi, con le foglie, sono un vortice di movimento. I melograni d’autunno in giallo e marrone, sugli esili rami, ci danno il segno dell’abbandono verso ciò che sta perdendo vita.

Sergio Guerrini con “Perle d’oro”, “Il bosco stregato” e “Blue iris”, mostra una tecnica di pittura più corposa e consistente, una volontà estetica più legata alla materia, non giuocando sulla raffinatezze e sui virtuosismi.

Mariano Lupo in “Autunno”, “Rapaci” e “Composizione” ha accentuate delicatezze di tecnica e di colore. In “Rapaci” le masse scure dei due uccelli ci “aggrediscono” ed hanno resa reale, così come sono poste in osservazione sul ramo.

Ennery Taramelli in “Primavera ‘09” e “Autunno ‘08” predilige l’osservazione dei frutti e dei fiori nelle stagioni, come la piena vitalità dei pampini colorati del glicine, in cui l’artista ha padronanza dello spazio e della distribuzione delle forme, tecnica di rappresentazione raffinata; mentre in “Autunno ‘08”, con le pere mature ed il ramo di noci dal guscio spinoso e invecchiato, ci porta a considerare il declino vitale dei frutti, dopo lo splendore della maturazione; segni delicati e forme isolate, tutte in ocra e grigio, come vite che stanno per andare.

Sumiko Furukawa in “Crisantemi” dipinge con semplicità ed eleganza stilistica i fiori citati, ognuno isolato dall’altro, e con diversa dimensione, in un coro che “canta” l’assieme.

Patrizia Vitti in “Crisantemi”, “Orchidea” e “Ortensia”, ha chiarezza del movimento delle linee nello spazio, distribuzione delle forme, delle sfumature, sebbene non preferisca definire minuziosamente i fiori, ma dare loro solo impronte.

Tutti gli artisti in mostra meritevoli di attenzione e di complimenti.

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2 Comments:

Blogger Kazu said...

Gentile Ettore,
sono felicemente sorpresa di trovare una così attenta recensione della nostra piccola mostra sul suo Blog.
La Maestra Chiba ha voluto raccontare la nostra passione e il nostro amore per una disciplina tanto dura ma allo stesso tempo fonte di rinascita spirituale. Non potremo mai ringraziarla abbastanza per la dedizione e l'impegno che ci ha dedicato in tanti anni di duro lavoro.
A Lei un ringraziamento speciale.

Saluti da Tokyo.
Claudia Casu

3:39 PM  
Blogger Tiziana said...

Sig Ettore,
solo casualmente ho piacevolmente scoperto su internet questa sua recensione sulla mostra dedicata dall'Istituto di cultura giapponese alla nostra scuola romana di pittura sumie diretta da Ikujo Toba C.. Le sue parole seguono le nostre pennellate con la stessa attenzione con cui Ikujo ci ha seguito in tutti questi anni.
Grazie
Tiziana Trusiani

4:47 PM  

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