Wednesday, October 24, 2007

SCICOLONE Emanuele: "BOLERO" Poesie. Recensione di Ettore Mosciàno

BOLERO di Emanuele SCICOLONE
Editrice Valentina Poesia, Padova. Pag. 135, € 10,00.
(Collana di poesia “Nova” diretta da Stefano Valentini, che ha curato la prefazione del testo. Presentazione di Giuseppe Conte).













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Simbolismo delle immagini ed espressionismo linguistico. Lirismo per iperboli e comparazioni. Un cantore-aedo dell’amore che con forza inventiva mette sulla carta i suoi versi, facendoli “vivere”con decise roteazioni mentali, parole che “avvolgono” i corpi degli amanti e con essi scendono in profondità marine o salgono tra astri notturni, sconvolgendo logiche linguistiche, razionalità e consuetudini espressive. Un esploratore della lingua poetica. Scenari arabeschi.
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Latinità e pathos, globalità di colori e animata natura s’intrecciano tra i corpi degli amanti nella poesia di Emanuele Scicolone. Già nel preludio dei sentimenti che stanno prendendo forma, il corpo dell’amata è visto nella sinergia di possibili scambi passionali; la poesia “s’accende” per iniziare il canto di una natura che disegna ed occupa tutte le forme possibili in cui il corpo femmineo dell’amata può tradursi per il poeta: sinuosità di rilievi, alberi, mare, sabbie, sirene, luna, fiori, colori, movimento…e ritmi, rotondità: prese e ritorni di un “bolero”, da “bola”, appunto, “palla”.
Nel marcato preludio dei versi si avverte l’ansia e la vogliosa pienezza ristoratrice del desiderio amoroso che tutto coinvolge, finanche la paura di non dovere/potere più amare, perché non si è pronti a non più amare.

Vigorìa surreale, della mente e dello stile. Visionaria tensione ed ampiezza d’immagini che s’intrecciano in un coinvolgimento totalitario tra amanti e mondo. Una compenetrazione dei corpi amorosi in tutto ciò che lo sguardo e i pensieri colgono nelle forme e negli organismi di natura, come a voler prendere da essa tutta la forza-passione creatrice-distruttrice possibile, rendendola interna agli amanti:


(da “Preludio degli amanti”)

…….
…….
il vino non è ancora maturo
sui rami, sulle cime dei tuoi seni
nell’anfora segreta dei tuoi fianchi
…….
…….

Ancora non sono pronte le mie mani
a lasciarti andare
nella mezzanotte della marea e delle lenzuola
……
……



E poi, la declinazione inesauribile in versi della passione accesa, realizzata, quando l’incontro con l’amata imprigiona l’anima, le membra, incendia i pensieri…


(da “L’abbraccio”)


…….
…….
Le tue ali erano arcobaleni azzurri
e il tuo corpo nudo
era simile ad una tempesta
nella caverna dei capelli.
…….
…….
quando la chitarra della luna
spande le sue corde buie
nello spartito della stanza

i tuoi occhi ricadono su me
selvaggi come una tempesta in fiamme.
(


da “L’abbraccio profondo”)


Tutta di savane e oro
bella come una sera di terrazze
sei coi capelli sparsi come la luna in fiamme.

Sei semplice come il mondo
nel tuo atteggiamento d’ abbandono:
la primavera fa fiorire il tuo golfo marino

nei tuoi occhi due genziane oscure
bruciano, bruciano
mentre l’incantatore del sole

suona un motivo di serpenti
e fa uscire il giorno dalla sua cesta
ma il cielo già ci guarda con occhi bruni:

un arabesco di calabroni
ha un cappello bizzarro
sopra il mare e le sue ossa.

Sotto il tuono e le sue urla
nella bocca digrignata della tempesta
mi distendo sulle tue labbra

Sotto il salice del tuo pianto
nella tua tristezza di mela
abbraccio la tua bocca con un bacio.



Una gagliardìa inventiva. Un lungo cammino lirico, liberatorio, volutamente espresso in apparenza senza controllo, affinché tutte le sorgenti e i flussi del canto e della passione amorosa siano compresi nella loro viva complessità istintuale.
Viva e mordace la parola che usa Scicolone nella sua intonazione da “cancionero”, in cui teatralmente danza, anche drammaticamente, con l’amata. Forma e contenuto, quindi, teatrali: in prologo, proscenio, scene, intermezzi e chiusura.
La costruzione linguistica e lo stile sono in un meraviglioso limite ritmico-sonoro di figurazioni e comprensibili visioni; non oltre, credo, la lingua poetica possa andare, a rischio di una incomprensibile assurdità.

In “Bolero” siamo ancora tra incantesimi, stupefazioni, sogni e veglia, entusiasmo e perplessità dolorosa, nostalgia, ansia di evasione, intima riflessione, abbandono senza riserve nel timbro delle parole; cromatismo di ebbrezze e vertigine, come in una rapsodia.

Un “Libro de amor” molto particolare, il “Bolero” di Scicolone; certamente costruito con analisi poliedrica di una intimità vibrante, tanto da comporre una solida geometria dei sentimenti. Nutrita e nutriente poesia, di avventura letteraria decisa e martellante, con impulso rappresentativo, forza emotiva, impressionismo per sfumature e colori: una personalità poetica dal timbro molto nuovo.

La struttura del testo poetico ha diverse sezioni; ognuna di esse (l’abbraccio, il bacio, il tango-poema del mare, il gioco-bolero degli amanti, le gighe) diventa di volta in volta elemento di coniugazione e declinazione, ascesi e china dei sentimenti per legature ad atmosfere ed ambienti particolari; come per “L’abbraccio della notte antica”, “l’abbraccio della mattina d’autunno”, “l’abbraccio del vento solitario”, “l’abbraccio dei pianeti che s’inseguono”, “l’abbraccio degli occhi verdi”; e per il bacio: “Il bacio del mare”, “Il bacio dell’amore tragico”, “Il bacio dell’amore antico”, “Il bacio del corpo ardente”; e poi, i canti del tango, i boleri, le gighe e la finale “Romanza dei due amanti”.
Qui si tratta di una poesia ceduta tutta alla passione amorosa, con un uso dei termini linguistici di forte animazione immaginativa, visionaria, funzionale ad una estetica tutta particolare, cervantesiana, in cui il cavaliere Don Chisciotte dà sfogo a tutta la sua inventiva ed immaginazione, nella grandezza e nello spessore della sua passione amorosa, specialmente là dove s’avverte il bisogno impellente di scoprire il sogno, la fantasia, l’ignoto, la follia, l’istinto di portare alla luce la zona in ombra della coscienza umana: il desiderio di una diversa condizione esistenziale, in cui il poeta-uomo vuole realizzare la propria individualità, in un mondo vagheggiato e prefigurato dei sentimenti, mentalmente esplorato.
Dolcezza dei pensieri, amarezza, tragicità, fascino nelle associazioni dei termini che appartengono a sfere sensoriali diverse (sinestesie) e nell’effluvio di parole per esprimere un concetto (iperboli). Vivacità e spezzature linguistiche ricorrenti nelle 13 “gighe”.

La poesia di Scicolone evidenzia prevalentemente un uso connotativo dei termini, ampliando i loro significati ad altri significanti: simboli della natura, dei suoi elementi primordiali, delle sue manifestazioni fenomeniche piacevoli e terrificanti, accostando parole che hanno senso dell’irreale (“il sangue danzava sulle verande” “dove i tuoi occhi/ neri come la tempesta a testa alta/sono caverne”) per dare maggiore valore ed efficacia al verso o per un processo di trasferimento e di trasformazione di significato. Modo efficace ed estroso di trascrivere pulsioni, sentimenti, emozioni; come in:

(da “L’abbraccio nascosto”)

……..
……..
Sul tuo corpo nudo
il mio sguardo
è appoggiato come una coperta

sulla sabbia
i miei occhi corrono
senza vestiti
cercando l’abbraccio dei tuoi capelli.
……
…….



(da “Il Bacio del Sud”)

……….
quando il sangue danzava
sulle verande sotto il chiaro di luna

dove i tuoi occhi
neri come la tempesta a testa alta
sono caverne
dove si muovono i gatti della tristezza
……….
……….
come t’amo come
per la tua pelle bruna
dipinta dalla carrucola arrugginita della mezzanotte

(dolce garofano spezzato)

come trema la tua pelle
bagnata dal mio antico chiaro di luna.



(da “Il Canto della Medusa”)


Medusa, con coralli e argento nei capelli
ti accarezza il mare
durante un giorno di piombo.

Medusa, con due azalee
al posto dei seni
incanti i marinai i porti le polene

la tua bocca di calicanto
bocca innaturale
luminosa segreta come una lampada
……….
………

Medusa dagli occhi grandi e d’oro
sotto le buganvillee
rosse che passeggiano nelle strade

ah, per il miele dei tuoi occhi
dentro attorno attraverso gli occhi
quando il sole li contempla
………..
………..

tieniti stretta a me, Medusa
tieniti stretta a tutta la mia bocca
in questo limoneto di baci
…………
…………



L’epilogo dell’opera è nella “Romanza dei due amanti”: il mare e la terra che “si accarezzano e si amano, si odiano” per onde, flutti, scavi e cavi sottomarini; l’acqua, i frutti e i fiori della terra, il Mediterraneo, la Sicilia, una donna amata. Quante le metafore per accordare i sentimenti e i suoni sulle “chitarre dei capelli” e sul corpo di chi si ama!


(da “Romanza dei due amanti”)

………
………
A sud c’è il Mediterraneo c’è una terra
con i seni primaverili
della donna disegnata sul letto

le sue sabbie i suoi ricci le ciglia
sono pericolosi
come il suo corpo prima dell’amore

a sud c’è un mare capriccioso
ringhia stride strappa
nelle mezze giornate di primavera

tra colonne greche
o cosce di madonne brune
si scaglia sulle coste bagnate

……….
……….
Zingari e Gitani
hanno rubato la luna sopra
le terrazze bianche delle case di Sicilia

madonne brune cantano
suonano motivi antichi d’oro di limoni
rotondi come anelli o sbadigli
……….
………



Onde e corpo del mare, amanti la Terra e il Mare: complici i fenomeni del fuoco e dell’aria. Le onde che accarezzano la battigia e le altre che si scaraventano sulle rocce o che creano marosi. Un’alchimia poetica? Un cammino esoterico?
I due amanti, il Mare e la Terra, “si baciano, fanno l’amore”, combinano e scombinano sentimenti forti e teneri, aspri e terrificanti, come per tutti noi, naviganti, pescatori e spargitori di reti.
In questa visione, la poesia di “Bolero” nasce e costruisce il suo viaggio, che vuol essere metafora della vita, dei sentimenti.

I corpi degli amanti dilatati, materialmente e sensorialmente, oltre le proprie dimensioni fisiche, per comprendere e provare tutte le suggestioni delle forze passionali irresistibili, tra lirismo e paesaggio, emozioni estetiche a tutto campo, in una ipersensorialità daliniana, volutamente complessa, specialmente dove il poeta propone una visione paradossale della combinazione dei corpi degli amanti, con tutte le eccentricità, gli enigmi e i sogni.
Arte poetica e fantasia pura, reazionaria, oltre i paradigmi del reale, per proporre la bellezza con cui coniugare tempi e luoghi, simboli e mitologie.

Il rischio futuro del poeta Scicolone, a mio sommesso parere, potrebbe insinuarsi in una voluta continuità di estraniazione dalla vita reale, in cui il poeta dovrebbe, invece, ogni tanto fare la sua discesa per le indicazioni su come e dove, in quali visioni ed attenzioni, possa avvenire il recupero esistenziale e il rinvenimento di valori etici, nonostante tutto il negativo.

Emanuele Scicolone, nato nel 1981, ha dalla sua parte una esaltante giovanile energia dei sentimenti e un impegno letterario che connotano la sua ricerca ed il suo linguaggio poetico. Come apprendiamo dalla quarta di copertina di “Bolero”, egli è fondatore e ideatore, assieme ad Alessandro Romano, della corrente poetica del “Nuovo Surrealismo Italiano” e della rivista surrealista “La Gardenia”.

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