Friday, June 20, 2008

Rafael FRÜHBECK DE BURGOS, direttore d'orchestra spagnolo, all'Auditorium Parco della Musica di Roma per la Stagione 2007 - 2008.



Sabato 7 giugno - ore 18
Lunedì 9 giugno - ore 21.00
Martedì 10 giugno - ore 19.30

Una serata musicale nei "Paesaggi Spagnoli", con la eccezionale direzione dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia da parte del Maestro Rafael Fruhbeck de Burgos, che ha eseguito la sua orchestrazione della famosa "Suite Espanola Op. 47" di Isaac Albeniz (nata in origine per pianoforte). Eseguiti anche il "Concierto de Aranjuez" di Joaquin Rodrigo, i "Nocturnos di Andalucìa" di Lorenzo Palomo e le Suite n. 1 e 2 da "El sombrero de tres picos" di Manuel De Falla. La partecipazione intensa e appassionata del famoso chitarrista Pepe Romero.

di Ettore Mosciàno
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Il direttore d'orchestra e compositore Rafael Fruhbeck de Burgos



Il chitarrista spagnolo Pepe Romero














La "Suite espanola Op. 47" è una composizione ordinata e legata a posteriori nelle sue parti. Isaac Albeniz (1860-1909) aveva composto alcuni pezzi, i primi quattro, quando era più che ventenne; altre quattro sue composizioni furono aggiunte dall'editore Hofmeister, dopo la morte del maestro, per formare un'unica suite che, come è evidente, ha una natura composita: di lente cadenze, ricche suggestioni armoniche, impressionismo di accesi colori, ma anche variazioni in altezze di suoni e rapidità ritmiche.



Il compositore Isaac Albeniz


La particolare natura caratteriale e la estrosa creatività di Albeniz, la sua capacità di mostrarsi in pubblico, negli anni giovanili, come un musicista "circense" e "di strada", hanno fatto sì che le sue opere di composizione pianistica avessero una strana magia di coinvolgimento negli ascoltatori. La rievocazione di antiche note di musica popolare, delle diverse regioni della Spagna, da parte del giovane esecutore Albeniz, toccava i sentimenti profondi e la naturale genuinità dell'istinto alla danza dei suoi connazionali, specialmente con le note del flamenco. Ma in ciò che suonava erano anche le note di serenate e dolenti melodie.
Ricordiamo, fra i brani della "Suite", quello di "Asturias", ormai celebre in tutto il mondo nella versione che per primo ne fece il compositore chitarrista spagnolo Francisco Tàrrega, contemporaneo di Albeniz, e prima figura di prestigio tra i cultori di questo strumento.
Cinque parti di questa "Suite espanola Op. 47" di Albeniz, sono state orchestrate dal Maestro Rafael Frühbeck de Burgos ("Castilla", "Granada", "Sevilla", "Asturias" e "Aragon"); e sono quelle che noi abbiamo ascoltato nell' ampiezza della suggestione offertaci con la coralità orchestrale, le sottolineature in chiaro dei flauti e dei clarinetti, le ombre e le luci degli archi maggiori e minori, le squillanti sonorità degli ottoni e delle percussioni, le delicatezze dell'arpa che in questo pezzo, nell'adattamento, ha preso il posto delel corde della chitarra.
Composizione pienamente sentita dal nuovo autore dell'orchestrazione, il Direttore Frühbeck de Burgos. La sua direzione coordinata in maniera austera e con grande eleganza formale.

Esecuzione orchestrale in perfetta padronanza strumentale delle varie parti. Molti applausi e richiami da parte della platea.

La grande professionalità musicale del chitarrista Pepe Romero e il lento e seducente procedere ritmico del "Concerto di Aranjuez", di Joaquin Rodrigo (1902-1999), ci trasportano, con tutto il coinvolgimento orchestrale, dentro uno dei primi concerti per chitarra scritto dall'autore nel 1939, a Parigi.
Rodrigo, in quell'anno, era esule nella città francese, con la moglie, a causa della guerra civile spagnola. La panoramica rimembranza musicale è un'eco dei colori, dei palazzi e delle strade, dei giardini, delle musiche popolari della gente di Spagna, ma anche dei balli e della vita di corte.



Il compositore spagnolo Joaquin Rodrigo




Giardini di Aranjuez (part.)


Aranjuez è il luogo dove è il Palazzo reale di Madrid, dei Borboni. Il concerto non ha riferimento specifico alla vita della famiglia reale. Lo stesso Rodrigo ebbe modo di affermare che: "nel Concerto di Aarnjuez si può sentire, con l'immaginazione, come è avvenuto per me, lontano dalla mia terra, la melanconia struggente e la passione dello spirito artistico di Goya, ma anche i sentimenti espressi per un inno alla natura, ai fiori, ai canti degli uccelli, agli zampillii delle fontane, quando si è in un parco e privo della vista, come è nel mio caso".




Palazzo Reale de Aranjuez


L'attacco, "l'allegro con spirito" del "Concierto di Aranjuez" è una chiamata corale all'allegria, alla festa danzata; e poi la musica diventa descrittiva, romanticamente melodica, puntigliosa nel descrivere passaggi, minuetti, accenti e sottigliezze timbriche, piccole svolte e leggere risonanze, ritorni di motivi ed ampiezze orchestrali di una sinfonia, tutta vissuta e scritta con passione ed energia.
Esecuzione, anche in questo caso, chiara e affascinante, sia da parte della chitarra sia nella ritmica dell'intera orchestra, nella rievocazione di tocchi di danze barocche. La chitarra è maestra sulle corde di trilli e tremolii, e con esse vibrano le fibre dei nostri sentimenti, le suggerite accese passioni.
Maestria sicura nelle mani, per l'amalgama dei diversi strumenti, con direzione controllata e partecipe, sensibilità vigile del Maestro Rafael Frühbeck de Burgos.


“Nocturnos de Andaluçia”, suite di Lorenzo Palomo (Cordoba, 1938, direttore e compositore spagnolo contemporaneo tra quelli di maggiore successo), è un’opera del 1995, di cui si è avuta la prima esecuzione a Berlino, nel 1996, con la direzione proprio del Maestro Rafael Frühbeck de Burgos e con la chitarra solista di Pepe Romero.




Il compositore spagnolo Lorenzo Palomo (n.1938)

L' opera, concertata per chitarra e orchestra, è divisa in 6 movimenti ed è stata composta su richiesta di Pepe Romero all’amico Palomo; compositore e chitarrista hanno un comune amore per la terra dell’Andalusia, per la cultura poetica e le storie leggendarie che essa ha ispirato a romanzieri e poeti.

Anche in quest’opera vi è il perfetto raccordo di colori e ricchi suoni tra chitarra solista e orchestra: dialoghi, melodie, ritmi marcati, danze in pianissimo e in crescendo, con l’impiego di alcune tecniche esecutive particolari da parte di Pepe Romero, come la “tambora” (un effetto che si ottiene battendo le dita sulle corde vicino al ponticello) e il “rasguado” (alcune “strappate” rapide sulle corde e la smorzata delle vibrazioni con il palmo della mano).

“El sombrero de tres picos” (“Le Tricorne” o “Il cappello a tre punte”) contiene tutta la poetica del suo compositore Manuel de Falla: l’avvincente sensualità sonora, la ricerca sapiente e raffinata degli effetti strumentali, musica inquietante, insinuante, a volte esplosiva, impastata su vorticosi giri di danze andaluse, come il fandango e la seguidilla, o della jota aragonese.




Il compositore spagnolo Manuel de Falla (1876-1946).



La composizione è stata creata dalla ripresa di un vecchio pezzo musicale, ampliato ed adattato ad un balletto. Vi si narra la storia comica, una commedia degli equivoci, di un anziano governatore spagnolo (“il tricorno o cappello a tre punte è quello che lui indossa nell’800”) che cerca di sedurre una mugnaia; la bella giovane, sposata, si prende gioco di lui, con la complicità del marito, con scherzi e vorticosi e sensuali giri di danza, provocazioni a cui si aggiunge l’allegra compagnia dei vicini di casa. L’adattamento a balletto della precedente musica fu richiesta a de Falla dal suo amico Diaghilev per la sua compagnia “Ballets Russes”.




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