Thursday, June 26, 2008

NARCISO YEPES, chitarrista spagnolo - Il maestro della chitarra a 10 corde

Il maestro Narciso Yepes nel CD "RECUERDOS", con cui la Deutsche Grammophone celebra l'80° anniversario della nascita del grande chitarrista spagnolo. Tre famosi concerti registrati e alcuni assoli. Anche un pezzo, in duetto con l'altra suonatrice belga di chitarra a 10 corde, Godelieve Monden, sua partner consueta. Dirige Luis-Antonio GARCIA NAVARRO con la "Philharmonia Orchestra - London Synphony Orchestra" e la "English Chamber Orchestra".

di Ettore Mosciàno
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Nel 1927, a 20 anni, come un vecchio chitarrista, diede un sensazionale concerto al Teatro di Madrid. Narciso YEPES (Lorca, Murcia,1927 – 1997), pupillo dei chitarristi Estanislao Marco e Salvador García e del pianista Vincente Asencio, suonò il famoso “Concerto di Aranjuez” di Joaquin Rodrigo per chitarra e orchestra, accompagnato dall’Orchestra Nazionale Spagnola, diretta da Ataulfo Argenta. Lo stesso Yepes ricordava qualche tempo dopo, non senza un certo stupore, che egli aveva “avuto timore fino alla sera prima”. Il concerto ebbe un grande successo ed aprì e pose le basi alla carriera di un eccezionale chitarrista che entrò nelle sale da concerto più prestigiose del mondo. I critici dicevano molto bene della sua chiarezza, della pulita tonalità e robusta interpretazione e di un fresco ricambio rispetto ad altri chitarristi dominanti, come Andrés Segovia, Luise Walzer, José Rey de la Torre, Regino Sáinz de la Maza e Julio M. Oyanguren, che avevano lavorato nella tradizione romantica.
Quando la stella di Segovia cominciava a spegnersi lentamente, nel 1950, Yepes era guardato come uno dei chitarristi guida del 20° secolo, avanzando Julian Bream (n. 1933) e John Williams (n.1941).
Ognuno di questi tre chitarristi ha spaziato per vie differenti, onde poter ampliare il proprio repertorio, introducendo variazioni e pezzi significativi di rilievo, ma Yepes andò ancora più lontano, alterando egli stesso la chitarra. Nel 1963 invitò José III Ramirez a costruire uno strumento a 10 corde, capace di produrre un equilibrio tra timbro e risonanza che non si poteva avere con la convenzionale chitarra a sei corde.
Tutte le registrazioni che Narciso Yepes ha fatto per la Deutsche Grammophone sono state fatte dopo il 1963 e con la chitarra a 10 corde.






Simili strumenti già esistevano nel 19° secolo.
Nel 1826, il liutaio René- François Lacôte concepì, con il chitarrista e compositore Ferdinando Carulli (Napoli 1778 – Parigi 1841), uno strumento con 4 toni diatonici di soli bassi che chiamò “Décacordo”, e per il quale Carulli scrisse un ”Metodo specifico completo”.
Questi artifici servirono ad aumentare la massa sonora dello strumento e ad arricchire ed assecondare il gusto romantico ed il suo ruolo espressivo.
Per Narciso Yepes vi furono molte ragioni perché egli ottenesse un nuovo strumento. In primo luogo, la tradizionale chitarra a 6 corde era sbilanciata in termini di sonorità. Le 12 note della gamma cromatica producevano piccole risonanze con le corde libere. Yepes arguì che si poteva avere un aumento di risonanza dall’aggiunta di corde basse e ciò avrebbe dato alla chitarra un più grande volume, comparabile a quello prodotto dal pedale di un piano.
Una chitarra a 10 corde ha anche la possibilità di eseguire musica scritta per asltri strumenti a pizzico; e ciò permetteva a Yepes di incidere la musica per liuto di Bach, per la Deutsche Grammophone, nel 1974. Questa fu la prima incisione di questi pezzi con la chitarra a 10 corde . Il chitarrista John Williams fece tale registrazione l’anno successivo con la chitarra a 6 corde.
Altrettanto importanti furono i duetti di liuto del compositore tedesco Georg Philipp Telemann (1681-1767) che Yepes incise con l’altra chitarrista belga, sua consueta partner, Godelieve Monden (n.1949) su due chitarre a 10 corde. Registrato nel 1981, una di queste “Partitas” di Telemann appare per la prima volta su CD, come anche la “Fantaisie villageoise op. 52” di Sor, registrata nel 1979.
La chitarra a 10 corde aveva ulteriori vantaggi che aumentavano la gamma del suo repertorio; infatti, le abituali modificazioni per chitarra a 6 corde esigevano arrangiamenti e tagli nei registri bassi, trasposizioni in ottave di linee particolari e le alterazioni del testo originale; tutto ciò, di conseguenza, ora non era più necessario, in quanto la chitarra a 10 corde poteva estendersi come un compasso. E l’espansione del repertorio riguardava non solo la musica per altri strumenti pizzicati ma anche quella scritta per altri strumenti pensando alla chitarra. Si pensi alle suonate per clavicembalo di Domenico Scarlatti e alla musica per piano di Isaac Albeniz e Enrique Granados. “ Se io preparo una trascrizione di musica ispirata alla chitarra non si tratta più di una trascrizione ma di un ritorno in qualche modo all’origine dell’ispirazione”, ha detto Yepes. Una chitarra a 10 corde è anche cosa interessante per i compositori contemporanei, in quanto offre loro una più grande gamma di sonorità.

Non meno innovativa fu per Yepes l’idea di realizzare, come nel caso del repertorio pianistico, dei dischi su un solo compositore. Vennero così i giorni in cui produsse di volta in volta degli album LP dedicati a Fernado Sor, Francisco Tàrrega, Domenico Scarlatti, Johann Sebastian Bach e Heitor Villa-Lobos; registrazioni che produssero le prime monografie di chitarra della storia del disco. E tutte le registrazioni hanno dato una impronta durevole a diverse generazioni di solisti. Nello stesso tempo, la Deutsche Grammophon ha continuato a produrre compilations che sono stati pensati per il mercato e che includevano “Notti nei giardini di Spagna”, proprio perché pezzi del repertorio spagnolo di Yepes.






Narciso Yepes si fece conoscere dal grande pubblico per un pezzo completamente semplice, di modesta melodia, per chitarra, scritto in uno stile ante-Tárrega, che aveva composto nella sua infanzia e che rimaneggiò nel 1952 per il film francese “Jeux interdits” del regista René Clement. Un film sull’amicizia di due ragazzi durante la seconda guerra mondiale. Una parabola sulla innocenza perduta e sulla crudeltà della guerra. Yepes stesso suonava il pezzo nel film premiato. Tale film fu rifatto in versione inglese col titolo “Forbidden games” ed è diventato uno dei film classici nella storia del cinema. Il film è conosciuto anche con i titoli di “Spanish romance” e “Burgalesa”. Tale pezzo musicale fa ormai parte del repertorio standard di ogni chitarrista, come il “Prelude n.1” di Heitor Villa-Lobos.
Narciso Yepes aveva notoriamente un orecchio raffinatissimo per le sonorità; una volta ammise con un certo fastidio: “Per anni ho suonato questo pezzo su richiesta, ma attualmente ho il diritto di rifiutarmi. Io non sono solamente il “Signor Jeux interdits!”.

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Friday, June 20, 2008

Rafael FRÜHBECK DE BURGOS, direttore d'orchestra spagnolo, all'Auditorium Parco della Musica di Roma per la Stagione 2007 - 2008.



Sabato 7 giugno - ore 18
Lunedì 9 giugno - ore 21.00
Martedì 10 giugno - ore 19.30

Una serata musicale nei "Paesaggi Spagnoli", con la eccezionale direzione dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia da parte del Maestro Rafael Fruhbeck de Burgos, che ha eseguito la sua orchestrazione della famosa "Suite Espanola Op. 47" di Isaac Albeniz (nata in origine per pianoforte). Eseguiti anche il "Concierto de Aranjuez" di Joaquin Rodrigo, i "Nocturnos di Andalucìa" di Lorenzo Palomo e le Suite n. 1 e 2 da "El sombrero de tres picos" di Manuel De Falla. La partecipazione intensa e appassionata del famoso chitarrista Pepe Romero.

di Ettore Mosciàno
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Il direttore d'orchestra e compositore Rafael Fruhbeck de Burgos



Il chitarrista spagnolo Pepe Romero














La "Suite espanola Op. 47" è una composizione ordinata e legata a posteriori nelle sue parti. Isaac Albeniz (1860-1909) aveva composto alcuni pezzi, i primi quattro, quando era più che ventenne; altre quattro sue composizioni furono aggiunte dall'editore Hofmeister, dopo la morte del maestro, per formare un'unica suite che, come è evidente, ha una natura composita: di lente cadenze, ricche suggestioni armoniche, impressionismo di accesi colori, ma anche variazioni in altezze di suoni e rapidità ritmiche.



Il compositore Isaac Albeniz


La particolare natura caratteriale e la estrosa creatività di Albeniz, la sua capacità di mostrarsi in pubblico, negli anni giovanili, come un musicista "circense" e "di strada", hanno fatto sì che le sue opere di composizione pianistica avessero una strana magia di coinvolgimento negli ascoltatori. La rievocazione di antiche note di musica popolare, delle diverse regioni della Spagna, da parte del giovane esecutore Albeniz, toccava i sentimenti profondi e la naturale genuinità dell'istinto alla danza dei suoi connazionali, specialmente con le note del flamenco. Ma in ciò che suonava erano anche le note di serenate e dolenti melodie.
Ricordiamo, fra i brani della "Suite", quello di "Asturias", ormai celebre in tutto il mondo nella versione che per primo ne fece il compositore chitarrista spagnolo Francisco Tàrrega, contemporaneo di Albeniz, e prima figura di prestigio tra i cultori di questo strumento.
Cinque parti di questa "Suite espanola Op. 47" di Albeniz, sono state orchestrate dal Maestro Rafael Frühbeck de Burgos ("Castilla", "Granada", "Sevilla", "Asturias" e "Aragon"); e sono quelle che noi abbiamo ascoltato nell' ampiezza della suggestione offertaci con la coralità orchestrale, le sottolineature in chiaro dei flauti e dei clarinetti, le ombre e le luci degli archi maggiori e minori, le squillanti sonorità degli ottoni e delle percussioni, le delicatezze dell'arpa che in questo pezzo, nell'adattamento, ha preso il posto delel corde della chitarra.
Composizione pienamente sentita dal nuovo autore dell'orchestrazione, il Direttore Frühbeck de Burgos. La sua direzione coordinata in maniera austera e con grande eleganza formale.

Esecuzione orchestrale in perfetta padronanza strumentale delle varie parti. Molti applausi e richiami da parte della platea.

La grande professionalità musicale del chitarrista Pepe Romero e il lento e seducente procedere ritmico del "Concerto di Aranjuez", di Joaquin Rodrigo (1902-1999), ci trasportano, con tutto il coinvolgimento orchestrale, dentro uno dei primi concerti per chitarra scritto dall'autore nel 1939, a Parigi.
Rodrigo, in quell'anno, era esule nella città francese, con la moglie, a causa della guerra civile spagnola. La panoramica rimembranza musicale è un'eco dei colori, dei palazzi e delle strade, dei giardini, delle musiche popolari della gente di Spagna, ma anche dei balli e della vita di corte.



Il compositore spagnolo Joaquin Rodrigo




Giardini di Aranjuez (part.)


Aranjuez è il luogo dove è il Palazzo reale di Madrid, dei Borboni. Il concerto non ha riferimento specifico alla vita della famiglia reale. Lo stesso Rodrigo ebbe modo di affermare che: "nel Concerto di Aarnjuez si può sentire, con l'immaginazione, come è avvenuto per me, lontano dalla mia terra, la melanconia struggente e la passione dello spirito artistico di Goya, ma anche i sentimenti espressi per un inno alla natura, ai fiori, ai canti degli uccelli, agli zampillii delle fontane, quando si è in un parco e privo della vista, come è nel mio caso".




Palazzo Reale de Aranjuez


L'attacco, "l'allegro con spirito" del "Concierto di Aranjuez" è una chiamata corale all'allegria, alla festa danzata; e poi la musica diventa descrittiva, romanticamente melodica, puntigliosa nel descrivere passaggi, minuetti, accenti e sottigliezze timbriche, piccole svolte e leggere risonanze, ritorni di motivi ed ampiezze orchestrali di una sinfonia, tutta vissuta e scritta con passione ed energia.
Esecuzione, anche in questo caso, chiara e affascinante, sia da parte della chitarra sia nella ritmica dell'intera orchestra, nella rievocazione di tocchi di danze barocche. La chitarra è maestra sulle corde di trilli e tremolii, e con esse vibrano le fibre dei nostri sentimenti, le suggerite accese passioni.
Maestria sicura nelle mani, per l'amalgama dei diversi strumenti, con direzione controllata e partecipe, sensibilità vigile del Maestro Rafael Frühbeck de Burgos.


Nocturnos de Andaluçia”, suite di Lorenzo Palomo (Cordoba, 1938, direttore e compositore spagnolo contemporaneo tra quelli di maggiore successo), è un’opera del 1995, di cui si è avuta la prima esecuzione a Berlino, nel 1996, con la direzione proprio del Maestro Rafael Frühbeck de Burgos e con la chitarra solista di Pepe Romero.




Il compositore spagnolo Lorenzo Palomo (n.1938)

L' opera, concertata per chitarra e orchestra, è divisa in 6 movimenti ed è stata composta su richiesta di Pepe Romero all’amico Palomo; compositore e chitarrista hanno un comune amore per la terra dell’Andalusia, per la cultura poetica e le storie leggendarie che essa ha ispirato a romanzieri e poeti.

Anche in quest’opera vi è il perfetto raccordo di colori e ricchi suoni tra chitarra solista e orchestra: dialoghi, melodie, ritmi marcati, danze in pianissimo e in crescendo, con l’impiego di alcune tecniche esecutive particolari da parte di Pepe Romero, come la “tambora” (un effetto che si ottiene battendo le dita sulle corde vicino al ponticello) e il “rasguado” (alcune “strappate” rapide sulle corde e la smorzata delle vibrazioni con il palmo della mano).

El sombrero de tres picos” (“Le Tricorne” o “Il cappello a tre punte”) contiene tutta la poetica del suo compositore Manuel de Falla: l’avvincente sensualità sonora, la ricerca sapiente e raffinata degli effetti strumentali, musica inquietante, insinuante, a volte esplosiva, impastata su vorticosi giri di danze andaluse, come il fandango e la seguidilla, o della jota aragonese.




Il compositore spagnolo Manuel de Falla (1876-1946).



La composizione è stata creata dalla ripresa di un vecchio pezzo musicale, ampliato ed adattato ad un balletto. Vi si narra la storia comica, una commedia degli equivoci, di un anziano governatore spagnolo (“il tricorno o cappello a tre punte è quello che lui indossa nell’800”) che cerca di sedurre una mugnaia; la bella giovane, sposata, si prende gioco di lui, con la complicità del marito, con scherzi e vorticosi e sensuali giri di danza, provocazioni a cui si aggiunge l’allegra compagnia dei vicini di casa. L’adattamento a balletto della precedente musica fu richiesta a de Falla dal suo amico Diaghilev per la sua compagniaBallets Russes”.




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