Monday, May 11, 2009

ITZHAK PERLMAN, VIOLINISTA: RARO TALENTO, CHARM E UMANITÀ, GIOIA DI FARE MUSICA.

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di Ettore Mosciàno




Itzhak Perlman





Maestro tra i primi a livello mondiale, anche direttore d’orchestra e fondatore, nel 1995, della Scuola di musica “Perlman Music Program”, a Shelter Island (New York).

Nato a Tel Aviv nel 1945, all’età di quattro anni è stato colpito dalla poliomelite. Usa le crucce ed uno scooter per muoversi. Suona il violino stando seduto. Si appassionò al violino ascoltando un brano di musica classica alla radio.

Ha studiato all’Accademia di Musica di Tel Aviv e poi è andato negli Stati Uniti per studiare alla “Juilliard School”, avendo come maestri Ivan Galamian e la sua assistente Dorothy Delay.
Ha avuto il suo debutto alla Carnegie Hall nel 1963 suonando un pezzo di Wienawski in Fa diesis minore. Nel 1964 ha vinto il prestigioso Leventritt Competition. Successivamente inizia a fare tournée molto lunghe.

Ha suonato con i più grandi direttori e musicisti del mondo: John Williams,
Daniel Barenboim e la English Chamber Orchestra, Zubin Metha e la New York Philharmonic Orchestra, Seji Ozawa e la Boston Symhony Orchestra, Lawrence Foster e la Royal Philharmonic Orchestra, André Previn e la Houston Symphony Orchestra, con James Levine direttore e maestro al Metropolitan di New York, con Jurij Temirkanov direttore russo della Filarmonica di Leningrado e dell’orchestra del Teatro Kirov.


Itzhak Perlman



Concerti e registrazioni in compagnia di altri famosi strumentisti, spesso con
il pianista Vladimir Ashkenazy, con Samuel Sanders (pianista), Bruno Canino (pianista), Lynn Harrell, Pinchas Zukerman (violinista), il violoncellista Yo-Yo Ma, la soprano statunitense Jessye Norman, e molti altri.

Dopo il debutto alla Carnegie Hall di New York, nel 1963, in Europa si diffuse ben presto la notizia di un’era nuova e straordinaria per il suono del violino. Perlman aveva appena compiuto18 anni ed il suo virtuosismo ed il rigore degli studi musicali, l’eccezionale interprete e il suo talento, erano senza eguali nel secolo.

Più tardi il giovane violinista ha ampiamente dimostrato di essere un monarca musicale per le sue rare qualità, senza mai assumere caratteristiche di stravolgimento, ma pacificamente e con grande naturalezza e spontaneità, sempre ricevendo espressioni entusiastiche da parte del pubblico, sia per le sue performances artistiche sia per la simpatia personale.

In aggiunta ad una carriera ampia di registrazioni, è stato più volte ospite nella televisione americana.
Come insegnante, dal 1975 ha avuto un incarico al Conservatorio di Musica del Brooklyn College. Nel 2003 è stato nominato alla Cattedra della Fondazione Dorothy Richard Starling per gli studi di violino nella Juilliard School, succedendo alla sua insegnante Dorothy Delay.

Pur non avendo una qualifica come cantante lirico, nel 1981 ebbe un ruolo di “Carceriere” nella registrazione per la EMI nella “Tosca” di Puccini, con Renata Scotto e Renato Bruson, diretti dal maestro James Levine; e, prima ancora, nel 1980, aveva cantato con la voce di basso in un Concerto di Beneficenza, con Luciano Pavarotti e Zubin Mehta alla direzione della New York Philharmonic.

Nel 1987 Perlman si unì alla Israel Philharmonic Orchestra per concerti a Varsavia, Budapest ed altre città dell’Est; nel 1990, è con la stessa orchestra per concerti a Mosca e Leningrado, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario della nascita di Čajkovskj (1840-1893); poi, in Cina ed India.

Oltre alle numerose registrazioni di musica classica, Perlman ha anche suonato jazz (un album con il pianista jazz Oscar Peterson) e musica klezmer (musica e danze etniche israeliane).

Il 1993 è stato no degli anni più felici per la carriera artistica di Perlman. La prestigiosa collaborazione con il direttore d’orchestra John Williams nell'esecuzione della musica per il film “Schindler List” che ha ricevuto poi l’Academy Award. La colonna sonora ha avuto risonanza ed apprezzamenti in tutto il mondo.
Più recentemente, Perlman ha registrato musiche per il film “Memorie di una Geisha” (2005) con il violoncellista Yo-Yo Ma.

Egli suona su antichi straordinari violini: il ‘Soil Stradivarius’ del 1714, considerato uno dei più preziosi violini costruiti durante il periodo d’oro degli Stradivari, e il ‘Sauret Guarneri del Gesù’ del 1743. Ha suonato anche un
“General Kyd Stradivarius” del 1714 ed un “ex-Kreisler Bergonzi” del 1740.

Nell’ultimo decennio Itzhak Perlman ha iniziato a dirigere come ospite conduttore principale alla Detroit Symphony Orchestra. E’ stato consigliere musicale della Saint Louis Symphony Orchestra dal 2002 al 2004. Nel novembre del 2007, la Westchester Philharmonic lo ha nominato direttore artistico e Primo Direttore . Il suo primo concerto in questo ruolo l’11 ottobre 2008, con l’inizio di un programma All-Beethoven: pianista Leon Fleisher, in cui venne eseguito la Nona Sinfonia (“Concerto per l’Imperatore”).

Ha partecipato con il direttore John Williams alla cerimonia di insediamento del presidente americano Barak Obama (2009), in compagnia del violoncellista Yo-Yo Ma, di Gabriella Montero al piano e Anthony Mc Gill al clarinetto.

Perlman risiede a New York con sua moglie Toby, anch’essa esperta violinista. I coniugi hanno cinque figli.

Onorato con la “Medal of Liberty”, nel 1986, dal presidente americano Reagan, e nel 2000 con il "National Medal of Arts" dal presidente Clinton.
Nel 2003 ha ricevuto il “Kennedy Center Honors”. Nel 2007 è chiamato a suonare alla Casa Bianca in una cerimonia alla presenza della
Regina Elisabetta II d’Inghilterra.
Numerosi i premi “Grammy Award” nei diversi anni, come solista e con orchestre.

Le sue performances e le incisioni abbracciano tutto l’arco storico delle composizioni per violino (da Arcangelo Corelli a Giuseppe Tartini, Niccolò Paganini, Antonin Dvorak, Fritz Kreisler, Pablo de Sarasate, Igor Stravinskij, Henryk Wieniawski); e musiche di Manuel De Falla, Sergei Rachmaninov, Pyotr Tchaikovsky, Wolfgang A. Mozart, Isaac Albeniz, Maurice Ravel, Manuel Mendelsshn-Bartholdy, Alban Berg e molti altri compositori contemporanei.

Conosciuto per la sua brillante tecnica, l’interpretazione diretta e la grande precisione, Perlman è stato, ed è, un estimatore di grande affetto per il suo celebre predecessore, il violinista e compositore austriaco Fritz Kreisler (1875-1962).



1 - Itzhak Perlman nel doppio CD “Encores” della EMI classics.







Così è dimostrato nel doppio CD “Encores”, della etichetta ‘EMI classics’. Perlman è accompagnato al pianoforte da Samuel Sanders, ed assieme, i due musicisti percorrono una gran carrellata di pagine delle suonate per violino: Corelli, Tartini, Mozart, Paganini, Penderewski, Tchaikovsky, Dvorak, Albeniz, De Falla, Rachmaninov e molte suonate per violino del viennese Fritz Kreisler, a cui Perlman ha guardato sempre con grande predilezione e prossimità spirituale facendone, con le sue letture ed interpretazioni, un ritratto musicale ricco e vario.
Registrazioni di omaggio alla vita artistica di tanti maestri e alla lunga tradizione dei violinisti-compositori, iniziata da Arcangelo Corelli (1653-1713).

Dal CD “Encores” si possono ascoltare del compositore austriaco Fritz Kreisler:
“Romance op.4”,”La Chasse”, ”Preghiera”, “Liebeslied”, “Liebesfreud”, “La Précieuse”, “Aubade provençale”, “Menuet”, “Scherzo”, “Hungarian Dance”, “Allegretto”, “La Gitana”,”Chanson Luis XIII and Pavane”, “Rondino su un tema di Beethoven”, “Variazioni su un tema di Corelli” ed un “Prelude and Allegro”.


Fritz Kreisler






Fritz Kreisler, divenuto leggendario subito dopo il suo debutto, ed una carriera senza pari, aveva studiato a Vienna e a Parigi intraprendendo subito dopo la carriera concertistica, soggiornando a lungo negli Stati Uniti, a Berlino e a Parigi, stabilendosi infine a New York nel 1939. E’ stato nella vita una curiosa mescolanza di mito e semplicità. Cinquantenne, al culmine della sua gloria e della sua produttività si presentava modesto e affabile, di bell’aspetto. Ha avuto come vicino di casa
Artur Schnabel (pianista e compositore) e Sigmund Freud come amico di famiglia.
Fortemente stimolato intellettualmente da altri illustri artisti come Brahms, Wolf, Hugo von Hofmannsthal e Arthur Schnitzler, come la maggior parte dei bambini prodigio, Fritz Kreisler entrò al Conservatorio di Vienna all’età di sette anni (dove studiò la teoria con Anton Bruckner). Tre anni più tardi ottenne il diploma. Andò poi a Parigi dove fu allievo di Lambert Massart per il violino e di Leo Delibes per la teoria e la composizione.
Massart, il professore che aveva insegnato a Wieniawski e ad altri violinisti celebri, predisse che Kreisler li avrebbe superati tutti.
Dopo l’uscita dal Conservatorio, a 13 anni, intraprese la sua prima impegnativa e grande tournée internazionale negli Stati Uniti, dove più tardi si stabilì definitivamente.
Ebbe modo di tornare ancora in Europa, volendo ampliare la sua cultura generale. Abbandonò il violino e studiò le lingue antiche (greco e latino) e le lingue vive, la grande letteratura, l’arte a Parigi e Roma; si iscrive come studente di medicina all’Università di Vienna, seguendo i corsi per due anni prima di essere chiamato alle armi. Terminato questo periodo, riprende la sua carriera musicale e all’inizio del nuovo secolo si era già assicurato un posto nella storia della musica. Nelle sue composizioni e nelle sue esibizioni Kreisler fa tutto con molta efficacia. Meglio conosciuto per le sue numerose e seducenti miniature, egli ha scritto quartetti per archi intensi e penetranti, lieder sui poemi di Eichendorff e altri poeti, due operette (di cui una per Fred Astaire, alla sua prima new-yorkese) e due canzoni “per football” destinati all’Università del Wisconsin.
Kreisler fece pubblicare per la prima volta, nel 1905, una serie di “arrangiamenti” controversi, su pezzi di autori barocchi e classici poco conosciuti, come Cartier, Martini, Porpora e Dittersdorf. Fu solamente 30 anni più tardi che Kreisler ammise si trattasse di un falso – tutto essendo esclusivamente di sua produzione. Oggi molti di questi pezzi figurano nei repertori di vari strumentisti, tra cui Itzhak Perlman, strenuo e convinto, valido rianimatore delle musiche di Kreisler.

Nello stesso CD “Encores”, della EMI classics, Itzhak Perlman esegue musiche di Manuel de Falla con gli arrangiamenti effettuati da Pawel Kochanski, de Falla consenziente agli adattamenti delle “Siete Canciones populare españolas” composte tra il 1914 e il 1915.

Di Giuseppe Tartini, compositore violinista e teorico musicale istriano (1692-1770), di cui nel CD vengono suonate da Perlman “La Fuga” e “Il Trillo del diavolo”, sappiamo che è considerato un predecessore del grande Paganini. E’ stato insegnante e autore di trattati musicali sull’armonia e sugli abbellimenti musicali e di una amplissima opera strumentale di concerti e sonate per violino; aprì una scuola di violino a Padova che divenne presto famosissima in tutta l’Europa.


Il violinista Giuseppe Tartini e il suo busto marmoreo nella Cappella di Sant'Antonio di Padova, dove è sepolto (sotto).



2 - Itzhak Perlman nel CD “Violin Concertos” della Deutsche Grammophon.



Itzhak Perlman ed il direttore d'orchestra Seiji Ozawa



Altra registrazione, fatta da Perlman, di cui qui si vuol parlare, è il CD della Deutsche Grammophon “Violin Concertos” con la Rapsodia “Tzigane” di Maurice Ravel (1875-1937), per la direzione di Zubin Metha con la New York Philharmonic. In esso troviamo i toni vividi e malinconici della musica degli zingari girovaghi. E’ un amalgama singolare di vivacità spigliata, brio vorticoso e introversione, ma anche impregnata di lacrime e dolore cosmico.
Molti brani della composizione musicale hanno questi momenti contrastanti e trovano espressione nell’alternanza di tempi veloci e lenti. Anche Franz Listz tenne conto di questa impostazione drammaturgica dei diversi caratteri tematici quando compose le sue “Rapsodie ungheresi”. Maurice Ravel riprende questi spunti contrastanti nella sua rapsodia concertante “Tzigane” (1924), dove l’introduzione lenta, con un andamento divagante e istintivo, è affidata unicamente al violinista solista. E qui Itzhak Perlman si muove in un terreno assai congeniale.
Molti di questi momenti musicali contrastanti trovano espressione nell’alternanza dei tempi veloci e lenti. In questa registrazione Perlman dà ampia possibilità di approfondimento al suono dello strumento e allo scorrere della partitura musicale, con un estroso sovrapporsi di forti emozioni, finché i motivi agili, vivaci della seconda parte apportano una svolta ‘risolutiva’ dalla raffinata gamma coloristica.

Nello stesso CD “Violin Concertos” vi sono registrazioni di musiche per violino di Igor Stravinsky (1882-1971) (“Concerto in Re per violino e orchestra”) e di Alban Berg (1885-1935) (“Violin Concerto – To the memory of an angel”) con la Boston Symphony Orchestra diretta da Seiji Ozawa.

In queste tre registrazioni per “Violin Concertos” della Deutsche Grammophon, Itzhak Perlman mette le sue eccezionali doti musicali e le capacità tecniche al servizio di illustri compositori del Novecento, anche se compositori non ancora molto noti e riconosciuti da un vasto pubblico, come Alban Berg. Ciò rivela l’interesse, l’impegno alla ricerca e la volontà senza ostacoli di voler provare partiture “scomode” e difficili, affinché anche l’ascoltatore meno preparato possa farsi un’idea dei “nuovi” suoni e delle intenzioni dell’autore.
Con l’orchestra della Boston sotto la direzione di Ozawa, nella pienezza e nella incisività del suono, appare la vibrante attualità musicale del gioco stravinskiano, con scioltezza e duttilità anche del violinista solista, nel conferire anche a strutture aspre d’accordo una certa piacevolezza.


Itzhak Perlman




Il “Concerto per violino” di Igor Stravinski fu eseguito per la prima volta a Berlino nel 1931, sotto la direzione dello stesso compositore. La parte solistica fu affidata, allora, a Samuel Dushkin, il virtuoso violinista al quale Stravinski aveva dedicato il “Concerto”, violinista a sua volta autore di numerose e brillanti trascrizioni per violino. Notazione curiosa in questo Concerto di Strarvinski è la simpatia concertante, quasi alla maniera della musica da camera, tra il violino solista e l’altro violino dell’orchestra o gruppi di orchestrali, richiamando ascendenze con il “Concerto in Re min. per due violini” di Johann Sebastian Bach.

Nel “Concerto per violino – Alla morte di un angelo” di Alban Berg, composto nel 1935 per un evento terribile e doloroso (la morte per poliomielite della giovane 18enne figlia degli amici Walter Gropius e Alma Malher, alla quale Berg era particolarmente affezionato), vi sono spunti significativi che riecheggiano le musiche corali bachiane d’ispirazione funebre, sebbene Berg riesca a dare una veste sublimata e strutturalmente autonoma alla struggente composizione. Qui Perlman ha particolarmente sentito la necessità e l’esigenza di una solidarietà musicale e umana, con l’autore e la fanciulla, per essere stato colpito egli stesso dallo stesso male. Intenso risulta egli nel partecipare musicalmente ed accentuare con bravura i passaggi del Concerto.



3 – Itzhak Perlman nel CD “Virtuoso Violin” della EMI classics.






Ancora musica spagnola per Itzhak Perlman in questo CD in cui troviamo la “Carmen Fantasy, Op.25” sotto la direzione di Lawrence Foster e la Royal Philharmonic Orchestra e molte altre pezzi di Pablo de Sarasate (1844-1908): la “Zigeunerweisen, Op.20 – Feste Tzigane, Op.20”, la “Romanza Andaluza, Op. 22”, “Zapateado, Op. 23”, altri arrangiamenti di Francescatti, sempre da Pablo de Sarasate, quali “Habanera, Op. 21 n.2",Playera, Op. 23”, “Spanish Dance, Op. 26 n.8”, “Malaguena, Op. 21 n.1", “Caprice basque, Op. 24”.
Inoltre, nel CD, vi sono 6 pezzi di Manuel de Falla dalla “Suite populaire espagnole” (del 1914), con gli arrangiamenti fatti nel passato dal violinista Paul Kochanski (1899-1934); ed ancora, “Spanish Dance” di Enrique Granados (arrangiamenti di F. Kreisler) e la “Danza da la Gitana” di Ernesto Halffter (arrangiamenti del famoso violinista Heifetz). La quasi totalità di tutte le musiche del CD registrate con il pianista Samuel Sanders.

Nella “Carmen Fantasy, Op.25” il grande violinista Pablo de Sarasate, riprendendo il tema della “Carmen” di Bizet ne fa un abbagliante pezzo di virtuosismo. Dopo una introduzione larga, ascoltiamo l’habanera dal 1° atto dell’opera; quindi, una “seguidilla” e altre danze gitane. Itzhak Perlman ci conduce per mano sulle corde del violino dandoci una lettura musicale corposa e particolarmente romantico-passionale, con timbri di sottolineatura riportati per una analisi strutturale dell’opera.




Il pianista Isaac Albeniz

Il violinista Pablo de Sarasate

Il compositore Manuel de Falla, il maggior rappresentante della musica spagnola.

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Thursday, June 26, 2008

NARCISO YEPES, chitarrista spagnolo - Il maestro della chitarra a 10 corde

Il maestro Narciso Yepes nel CD "RECUERDOS", con cui la Deutsche Grammophone celebra l'80° anniversario della nascita del grande chitarrista spagnolo. Tre famosi concerti registrati e alcuni assoli. Anche un pezzo, in duetto con l'altra suonatrice belga di chitarra a 10 corde, Godelieve Monden, sua partner consueta. Dirige Luis-Antonio GARCIA NAVARRO con la "Philharmonia Orchestra - London Synphony Orchestra" e la "English Chamber Orchestra".

di Ettore Mosciàno
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(Cliccare sulle immagini per ingrandirle)


Nel 1927, a 20 anni, come un vecchio chitarrista, diede un sensazionale concerto al Teatro di Madrid. Narciso YEPES (Lorca, Murcia,1927 – 1997), pupillo dei chitarristi Estanislao Marco e Salvador García e del pianista Vincente Asencio, suonò il famoso “Concerto di Aranjuez” di Joaquin Rodrigo per chitarra e orchestra, accompagnato dall’Orchestra Nazionale Spagnola, diretta da Ataulfo Argenta. Lo stesso Yepes ricordava qualche tempo dopo, non senza un certo stupore, che egli aveva “avuto timore fino alla sera prima”. Il concerto ebbe un grande successo ed aprì e pose le basi alla carriera di un eccezionale chitarrista che entrò nelle sale da concerto più prestigiose del mondo. I critici dicevano molto bene della sua chiarezza, della pulita tonalità e robusta interpretazione e di un fresco ricambio rispetto ad altri chitarristi dominanti, come Andrés Segovia, Luise Walzer, José Rey de la Torre, Regino Sáinz de la Maza e Julio M. Oyanguren, che avevano lavorato nella tradizione romantica.
Quando la stella di Segovia cominciava a spegnersi lentamente, nel 1950, Yepes era guardato come uno dei chitarristi guida del 20° secolo, avanzando Julian Bream (n. 1933) e John Williams (n.1941).
Ognuno di questi tre chitarristi ha spaziato per vie differenti, onde poter ampliare il proprio repertorio, introducendo variazioni e pezzi significativi di rilievo, ma Yepes andò ancora più lontano, alterando egli stesso la chitarra. Nel 1963 invitò José III Ramirez a costruire uno strumento a 10 corde, capace di produrre un equilibrio tra timbro e risonanza che non si poteva avere con la convenzionale chitarra a sei corde.
Tutte le registrazioni che Narciso Yepes ha fatto per la Deutsche Grammophone sono state fatte dopo il 1963 e con la chitarra a 10 corde.






Simili strumenti già esistevano nel 19° secolo.
Nel 1826, il liutaio René- François Lacôte concepì, con il chitarrista e compositore Ferdinando Carulli (Napoli 1778 – Parigi 1841), uno strumento con 4 toni diatonici di soli bassi che chiamò “Décacordo”, e per il quale Carulli scrisse un ”Metodo specifico completo”.
Questi artifici servirono ad aumentare la massa sonora dello strumento e ad arricchire ed assecondare il gusto romantico ed il suo ruolo espressivo.
Per Narciso Yepes vi furono molte ragioni perché egli ottenesse un nuovo strumento. In primo luogo, la tradizionale chitarra a 6 corde era sbilanciata in termini di sonorità. Le 12 note della gamma cromatica producevano piccole risonanze con le corde libere. Yepes arguì che si poteva avere un aumento di risonanza dall’aggiunta di corde basse e ciò avrebbe dato alla chitarra un più grande volume, comparabile a quello prodotto dal pedale di un piano.
Una chitarra a 10 corde ha anche la possibilità di eseguire musica scritta per asltri strumenti a pizzico; e ciò permetteva a Yepes di incidere la musica per liuto di Bach, per la Deutsche Grammophone, nel 1974. Questa fu la prima incisione di questi pezzi con la chitarra a 10 corde . Il chitarrista John Williams fece tale registrazione l’anno successivo con la chitarra a 6 corde.
Altrettanto importanti furono i duetti di liuto del compositore tedesco Georg Philipp Telemann (1681-1767) che Yepes incise con l’altra chitarrista belga, sua consueta partner, Godelieve Monden (n.1949) su due chitarre a 10 corde. Registrato nel 1981, una di queste “Partitas” di Telemann appare per la prima volta su CD, come anche la “Fantaisie villageoise op. 52” di Sor, registrata nel 1979.
La chitarra a 10 corde aveva ulteriori vantaggi che aumentavano la gamma del suo repertorio; infatti, le abituali modificazioni per chitarra a 6 corde esigevano arrangiamenti e tagli nei registri bassi, trasposizioni in ottave di linee particolari e le alterazioni del testo originale; tutto ciò, di conseguenza, ora non era più necessario, in quanto la chitarra a 10 corde poteva estendersi come un compasso. E l’espansione del repertorio riguardava non solo la musica per altri strumenti pizzicati ma anche quella scritta per altri strumenti pensando alla chitarra. Si pensi alle suonate per clavicembalo di Domenico Scarlatti e alla musica per piano di Isaac Albeniz e Enrique Granados. “ Se io preparo una trascrizione di musica ispirata alla chitarra non si tratta più di una trascrizione ma di un ritorno in qualche modo all’origine dell’ispirazione”, ha detto Yepes. Una chitarra a 10 corde è anche cosa interessante per i compositori contemporanei, in quanto offre loro una più grande gamma di sonorità.

Non meno innovativa fu per Yepes l’idea di realizzare, come nel caso del repertorio pianistico, dei dischi su un solo compositore. Vennero così i giorni in cui produsse di volta in volta degli album LP dedicati a Fernado Sor, Francisco Tàrrega, Domenico Scarlatti, Johann Sebastian Bach e Heitor Villa-Lobos; registrazioni che produssero le prime monografie di chitarra della storia del disco. E tutte le registrazioni hanno dato una impronta durevole a diverse generazioni di solisti. Nello stesso tempo, la Deutsche Grammophon ha continuato a produrre compilations che sono stati pensati per il mercato e che includevano “Notti nei giardini di Spagna”, proprio perché pezzi del repertorio spagnolo di Yepes.






Narciso Yepes si fece conoscere dal grande pubblico per un pezzo completamente semplice, di modesta melodia, per chitarra, scritto in uno stile ante-Tárrega, che aveva composto nella sua infanzia e che rimaneggiò nel 1952 per il film francese “Jeux interdits” del regista René Clement. Un film sull’amicizia di due ragazzi durante la seconda guerra mondiale. Una parabola sulla innocenza perduta e sulla crudeltà della guerra. Yepes stesso suonava il pezzo nel film premiato. Tale film fu rifatto in versione inglese col titolo “Forbidden games” ed è diventato uno dei film classici nella storia del cinema. Il film è conosciuto anche con i titoli di “Spanish romance” e “Burgalesa”. Tale pezzo musicale fa ormai parte del repertorio standard di ogni chitarrista, come il “Prelude n.1” di Heitor Villa-Lobos.
Narciso Yepes aveva notoriamente un orecchio raffinatissimo per le sonorità; una volta ammise con un certo fastidio: “Per anni ho suonato questo pezzo su richiesta, ma attualmente ho il diritto di rifiutarmi. Io non sono solamente il “Signor Jeux interdits!”.

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Wednesday, June 18, 2008

BREAM Julian, chitarrista inglese.

TRA GLI ARTISTI del secolo XX, in una RCA Red Seal (sigillo rosso).
di Ettore Mosciàno.
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Un doppio CD, "digitally remastered", di precedenti registrazioni che vanno dal 1959 al 1983. Julian Bream suona il liuto e la chitarra classica con la "The Monteverdi Orchestra" di John Eliot Gardiner.





Julian Bream e il direttore Paul Balmer



Nel primo CD Julian Bream suona il liuto su musiche di A. Vivaldi (1678-1741), Francis Cutting (1583- c.1603), John Dowland (1563-1626), Gaspar Sanz (tra il 17° e il 18° sec.), Mateo Albeniz (c.1735-1831) ma anche musiche per chitarra, o adattate alla chitarra, e con orchestra, di maestri compositori spagnoli contemporanei e più conosciuti, quali: Isaac Albeniz, Manuel De Falla, Francisco Tàrrega, Hector Villa-Lobos, Joaquin Rodrigo, Enrique Granados, presenti anche nel secondo CD della collezione.

Liutista e chitarrista inglese (nato nel 1933 a Battersea, Londra), immerso fin dall’infanzia in un ambiente familiare in cui si ascoltava molta musica, il giovane Julian ascoltava con suo padre, suonatore di jazz, le musiche di Django Reinhardt, chitarrista belga di origine tzigana.
Bream cominciò imparando a suonare il piano e la chitarra.
A 12 anni in un concorso per giovani pianisti mise in evidenza le sue qualità di bambino prodigio e vinse un premio per studiare piano e violoncello alla Royal College of Music. Il suo debutto con la chitarra avvenne l’anno successivo, nel 1947, a Cheltenham. Nel 1951 si esibì nella Wismore Hall di Londra e poi cominciò i suoi tours in giro per il mondo, ripetutamente, e per diversi anni, negli USA e in Europa. Alla Wismore Hall, nel 1952, aveva suonato il liuto e da quel momento fece molto per mettere in risalto la musica scritta per quello strumento.
Formò , nel 1960, il “Julian Bream Consort”, una compagnia strumentale d’epoca in cui lui era liutista.
La Compagnia suscitò grande interesse per il revival di musiche d’epoca elisabettiana suonate con strumenti originali.
Bream si è esibito oltre che nel Nord America, nel lontano Oriente, in India, Australia, Isole del Pacifico e altre parti del mondo.
Nel 1984 ha avuto un grave incidente di macchina riportando gravi lesioni al braccio. Solo con grande fatica, caparbietà e molta esercitazione è potuto tornare alla sua precedente abilità.
Ha registrato per lungo tempo con la RCA e la Emi. Ha ricevuto 4 Grammy Awards. La RCA ha commemorato il suo 60° di nascita, nel 1993, con una edizione musicale che lo inseriva tra gli artisti del secolo (“The ultimate guitar collection”).
Si è detto che su di lui avevano avuto influenza gli stili di Andres Segovia e Francisco Tàrrega, per quanto riguarda la chitarra; ma la sua bravura e la sua fama sono dovuti in egual parte anche alla tecnica e allo studio come liutista.
Molti compositori hanno scritto e dedicato loro pezzi a Bream. Tra essi, Malcom Arnold, Richard Rodney Bennett, Benjamin Britten (“Britten’s Nocturnal” è uno dei pezzi più conosciuti per chitarra classica ed è stato scritto proprio pensando a Bream), Leo Brouwer, Peter Racine Fricker, Hans Werner Henze, Humphrey Searle, Tōrn Takemitsu, Michael Tippet e William Walton.
Bream ha avuto diverse collaborazioni con Peter Pears per musiche d’epoca elisabettiana, per liuto e voce, ed ha anche registrato un "duo di chitarra” con l’australiano, naturalizzato inglese, John Williams (Melbourne, 1941), impostosi anch’egli molto giovane come chitarrista nel repertorio classico, jazz, folk e rock.
L’espressione musicale di Bream è caratterizzata da virtuosismo ed alta espressività, con particolare attenzione ai dettagli e forte uso di timbri di contrasto. Importanti sono risultate le sue molte apparizioni in radio e televisione per far conoscere la chitarra classica.
Il DVD del 2003 ” La mia vita in musica” contiene ore di interviste e performance. Tale video è stato considerato da Graham Wade “Il film-contributo più bello per la chitarra classica”.

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